lunedì 31 gennaio 2011

OH, A PROPOSITO, SEI LICENZIATO!


Questo post, miei cari lettori, è su commissione.
Una di voi mi ha raccontato quello che le è successo al lavoro, e mi ha chiesto di scrivere un bel MaBasta per lei.
Detto fatto.
Genova, sede di una ditta che, come molte in Italia, si avvale di lavoratori esterni, consulenti dipendenti da altre società che prestano servizio dislocati sul territorio.
In questi ultimi mesi di crisi chiari di luna, venti di tempesta e prospettive di cassa integrazione.
Insomma, una situazione ormai fin troppo normale. C’è puzza di licenziamenti. 
E questo, purtroppo, i dipendenti della ditta in questione lo sapevano.
Quello che non immaginavano sarebbero stati i modi e i tempi delle notifiche.
Vi ricordate il 24 Dicembre di quest’anno? Sì sì, proprio la Vigilia di Natale, bravi.
Alle ore 17 alcuni fortunati lavoratori sono stati chiamati nell’ufficio del direttore per i consueti auguri e la consegna del pacco natalizio. Solo inteso nel senso di bidone, fregatura massima, licenziamento in tronco con palline e lucine colorate.
 E nel presepe, al posto del bue e dell’asinello, le statuine di due bei pezzi di merda. Il presidente della società e il direttore del personale.
Non paghi di aver trasformato il Natale in un incubo per diverse famiglie, i geni del licenziamento si sono dati da fare per inventarsi qualcosa di più creativo.
Così Venerdì scorso hanno deciso che quei consulenti erano davvero di troppo, cosa fare per lasciarli a  casa?
Ma certo, disabilitiamogli il badge, così lunedì mattina non riusciranno ad entrare in sede e fine del lavoro!
Roba da fantascienza.
Il responsabile della ditta che fornisce il personale esterno ha almeno avuto la decenza di non accettare questo simpatico modo di far sapere ai dipendenti di aver perso il lavoro e si è degnato di avvisare per telefono, alle ore 20, che da oggi, Lunedì,  non ci sarebbe più stata alcuna commessa, e che avrebbero dovuto tutti marcarsi ferie fino a quando arriverà un nuovo contratto.
Che potrebbe voler dire domani come mai, nell’Italia delle mille possibilità.
Quindi non ditemi che qui un bel MaBasta non ci stia bene.
Per non parlare di un corale MaVaffanculo!
Ma in fondo a chi importa della gente normale? A chi importa della quotidianità di tutti noi?
Cosa fanno gli organi che dovrebbero tutelare i lavoratori?
Forse, anche loro, fanno festa con Berlusconi.
Come e con chi non vogliamo saperlo!

domenica 30 gennaio 2011

Lato passeggero nella tempesta

Se c'è una cosa che funziona in Italia sono le previsioni del tempo.
L'avevano detto, gli scrutatori di cieli e correnti, domani neve a bassa quota. Quanto bassa, però non so se se l'immaginavano.
Non come negli anni 80 che ti facevano vedere una cartina piena di strisce, l'alta e la bassa pressione, e poi per capire che tempo faceva bisognava aprire le finestre e guardare in su!
Ormai ci acchiappano, non come gli inglesi, che sono i maghi delle previsioni, ma se la cavano.
E infatti neve è stata...e che neve...
Una tempesta così non la vedevo da quando sono andata in Canada a fotografare gli orsi polari!
Seduta lato passeggero mi godevo, in un'ansia trapanante, il viaggio di ritorno dall'amata seconda casa. Un incubo.
Giù dal Giovo Ligure le macchine incolonnate andavano a 2 all'ora, sbandando allegramente chi a destra, chi a sinistra, mentre dal cielo lanciavano torte a due piani di neve, che quando colpivano il parabrezza sembravano mazzate di titani. Spatapaff, e sul vetro si spandeva un unico, enorme, fantasma gelato.
Beh a Varazze smetterà, mi dicevo, mentre le lenzuola dei giganti volteggiavano nell'aria depositandosi, impazienti, su macchine ed asfalto.
Ma l'autostrada sarà pulita, sostenevo tra me e me, mentre le ruote giravano su quintali di granita all'orzata spalmata per terra.
E visto che la benzina non era tanta ci siamo fermati all'autogrill. Osservavo diminuire l'intensità del fenomeno artico quando d'un tratto un unico, enorme, fiocco di neve mi ha completamente oscurato la vista. Cadevano polli di polistirolo surgelato dal cielo notturno, mentre la luce del lampo squassava il caleidoscopico buio bianco e nero. Lampi e neve, mai vista una cosa simile.
A dire il vero inquietante come un presagio un po' sinstro, che ti fischia nell'orecchio ma lo confondi con il vento e non ci pensi più.
E parlando di vento, verso Voltri si volava: le macchine venivano letteralmente spostate dalle raffiche di sbadigli celesti, i paletti del restringimento carreggiata erano enormi pupazzi di neve coi denti catarifrangenti, uno scenario da film in Siberia e fantasy di serie b.
Alla fine però, come potete vedere, sono arrivata a casa sana e salva.
Genova va a dormire sotto una densa pioggerellina, fine e fitta, di acqua e neve.
Forse domani sarà tutto bianco.

giovedì 27 gennaio 2011

LA MEMORIA E L’IPOCRISIA

Oggi è la giornata della memoria. Si ricorda l’olocausto, la shoah, i 6 milioni di Ebrei sterminati dalla follia del Terzo reich.
Qualcosa da tramandare per non commettere gli stessi errori in futuro, da non mandare nell’oblio perché il passato ci insegni la via verso la pace e la fratellanza tra tutte le razze.
Sui Social Network oggi sono comparsi migliaia di post “per non dimenticare”, “mai più” e gruppi contro Auschwitz su cui cliccare mi piace. E la gente clicca.
Ma vorrei poter fare un paio di domandine a queste persone, a chi vuol mettere ben evidenza sui propri profili internet che lui si dissocia dalla barbarie: ma hai una vaga idea di cosa sia successo veramente? Sai perché hanno scelto il 27 Gennaio come data simbolo? Conosci i nomi dei campi di concentramento oltre ai due più famosi? E sai quanti sono stati i non ebrei a morire? Omosessuali, handicappati, Rom, Zingari e chiunque si trovasse nel posto sbagliato nel momento sbagliato?
Vorrei proprio sapere quanti siano in grado di dare le risposte. Eppure condividono, linkano, pubblicano e fanno Mi Piace.
Ipocriti.
Imparare, non dimenticare, eppure ci si sputa in faccia continuamente, ci si ammazza lo stesso. In numeri più piccoli, ma più spesso. E facendo le somme si superano di gran lunga i 6 milioni. A qualcuno importa dei Ruandesi? Dei Vietnamiti? Degli ex jugoslavi? Dei Centrafricani, Congolesi, Ugandesi?
Massacrati per politica, anche se non in una camera a gas.
Perché per loro non c’è un giorno della memoria?
Perché solo per gli Ebrei?
E io mi domando: cosa ne pensano loro, i diretti interessati, i discendenti delle vittime dell’Olocausto, quel popolo prediletto che non conosce pace?
Non gli bastavano i campi di concentramento per dare l’esempio al mondo? Per dimostrare di essere la razza che sa perdonare e vivere in armonia? No.
Perché già dal 1948 hanno iniziato ad ammazzarsi tra di loro, a versare altro sangue fraterno, dal conflitto Arabo-Israeliano e la creazione dello stato di Israele.
Quanti morti per Gaza? E in Palestina? Non sono forse tutti ebrei? Nipoti di quelli morti per la follia umana? Non sono forse folli anche loro, che nel 2011 ancora non sono riusciti a mettersi d’accordo su qualche striscia di pietra brulla da chiamare casa?
Non sono stufi di ammazzarsi ed essere ammazzati, gli ebrei?
Celebriamo, da bravi, il giorno della memoria, ma che non sia una memoria parziale!
Guardate le foto: notate differenze col 1945? Io no

BENEFICENZA E BASTARDAGGINE

Al mondo ci sono diversi tipi di bastardi. Spalmati su varie categorie e strati di merda.
I peggiori, secondo me, sono quelli che usano la beneficenza per riempirsi le tasche.
Un Pub di Genova ha l’onore, oggi, di finire su MABASTA come Paperon de Bastardonis.
25 band.
Dico, 25 band genovesi hanno organizzato sabato scorso un mega concerto, la Maratona Rock, nei locali del pub per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Italiana Neuroblastoma.
Lo sapete cos’è un neuroblastoma?
E’ un tumore schifoso che attacca i bambini, generalmente sotto gli 8 anni, e gli mangia il torace fino a sfondargli i polmoni e farli soffocare, oppure l’addome distruggendo l’intestino, o simpaticamente la faccia, e lascio a voi immaginare cosa succede.
A un bambino.
Il rock ligure ha deciso di dare una mano, che non vuol dire fare i fighi, essere quelli bravi che belin fanno la beneficenza. Non significa far finta che una serata di musica possa fare la differenza e aiutare a trovare una cura.
Vuol dire raccogliere soldi per comprare la morfina da dare ai bambini che soffrono in fase terminale. E a quel punto 1 euro in più o in meno la differenza la fa, e grossa. Una fiala in più o in meno significa ore di recessione del dolore per piccoli malati.
Le band hanno organizzato tutto, provato per oltre due settimane per cercare di armonizzarsi, dare il meglio di sé, della propria arte. Non tutti possono suonare al Live Aid, ma quando si raccolgono soldi per chi soffre pensate faccia differenza? Soprattutto per gli artisti? Certo che no, quello era il loro Live Aid, concreto più che mai.
Il loro compenso, avevano deciso, sarebbe andato tutto all’Associazione, ogni centesimo. Quanto, però, sarebbe dipeso dal locale, il fottuto Pub.
Sì perché quegli essere viscidi e laidi hanno avuto il pub strapieno, con gente che ha pagato 7 euro per entrare, più 6 euro a consumazione, con la cucina che preparava la cena a molti di loro, e la cassa, a fine serata, che tintinnava lieta. Piena come un cocco.
In sala la gente comune ha lasciato offerte pari a 300 euro, e grazie mille. Grazie perché essere andati fino là a sentire il concerto vi sarà comunque costato, ma avete donato lo stesso.
E le mega sotte di sterco, con moschine e tafani svolazzanti? Loro quanto hanno dato? Ma soprattutto: quanto si son tenuti?
I conti son presto fatti: ipotizziamo al ribasso almeno un incasso di 2000 euro diviso su 200 persone, con costi vivi, esagerando, di 200 euro, per essere generosi (perché chiunque abbia lavorato anche per poco nel mondo della ristorazione sa benissimo quali sono le spese effettive su certe cose, quasi ridicole.) 1800 euro netti nelle tasche. Per una sola serata non male. Sei un Pubbetto di genova belina, mica l’Hard Rock Cafè.
Arriva il compenso per gli artisti: 25 band = 200 euro!
Neanche 10 euro a gruppo! Sapendo benissimo che quei soldi sarebbe andati per curare i bambini. Mica i pervertiti, i drogati, i Berlusconi con le puttane della situazione. I bambini, cazzo!!!
Vergogna, ignominia e vaffanculo.
MABASTA!
Guai a chi di voi torna in quel Pub, perché la birra che vi daranno sarà costata una notte di dolore ad un innocente.

martedì 25 gennaio 2011

HANNO RUBATO LA BARA DI MIKE BONGIORNO! CON LUI DENTRO!

Il titolo del post può sembrare irriverente, ma volevo sottolineare la gravità della cosa, non lasciare dubbi sul significato dell’accaduto.
Hanno rubato la bara di Mike Bongiorno!
Sono sgomenta, quasi senza parole, visto che sto scrivendo, o forse farfugliando un po’ a caso.
L’ANSA ha dato la notizia senza alcun seguito, cioè non si sa ancora se l’atto sia stato compiuto per ottenere il pagamento di un riscatto da parte della famiglia. Forse emulando il caso Cuccia di tanti anni fa.
Certo che bisogna essere davvero malati, perversi, folli o forse disperati.
Ma come ti può venire in mente di andare nottetempo in un cimitero e rapire la salma di qualcuno?
Indipendentemente dalla notorietà del personaggio. E’ una cosa disgustosa. Forse solo il Dr. Frankenstein potrebbe trovarlo assolutamente normale, quasi salutare. Ma lui vive nelle pagine di un libro, questa è l’orrenda realtà
La realtà di un mondo, e di un paese, piegato sulle ginocchia, incapace di andare avanti, di costruire, di crescere.
Un paese dove chi vive al di fuori della legge fa le cose più turpi e la passa franca.
Io mi auguro che Bongiorno venga restituito alla famiglia, che comunque rimarrà segnata per sempre dallo shock!
Immaginate che facciano saltare vostra madre, o la nonna dalla sua tomba. Da non dormirci più la notte per sempre, oppressi dal senso di orrore e vomito.
E i fantasmi? Non potevano dare l’allarme, fare qualcosa? Mai un poltergeist come si deve quando ce n’è bisogno. Uno di quelli che fanno volare gli oggetti e spaccano i muri, capace di far crepare di paura quei maledetti bastardi che si portavano via Mike.
Non so cosa ne pensi il suo spirito, ma oggi non c’e proprio da stare allegri!

LA BENZINA NELL’IPERSPAZIO

Guidatori, questo è un MA BASTA che sono certa condividerete, e che sicuramente avete detto anche voi l’ultima volta che siete andati a fare benzina.
Ci risiamo, prezzi alle stelle.
Oggi ero incredula quando ho visto in autostrada il costo della Verde: 1,583 al litro!
Follia allo stato puro, anche perché il petrolio viene venduto a 90 dollari al barile, non a 150 come nel 2008, ossia l’anno in cui abbiamo per la primo volta sfondato quota 1,5.
Per fare un pieno ci vogliono circa 6 euro in più rispetto agli ultimi mesi del 2010, un rincaro ingiustificato ed ingiustificabile.
Ma qual è l’alternativa? Cosa possiamo fare, a parte sganciare i già miseri euro che abbiamo in tasca?
Prendere treno e pidocchi? Autobus e furto del portafoglio? Bici e investimento perché non ci sono le zone ciclabili? Monopattino, triciclo, rollerblades? O magari, che ne so, un bel calesse, dorso d’asino, cavallo pazzo?
Potremmo andare notte tempo a rubare la macchina ai Flinstones! Ma ce ne sono solo due, quella di Freddie e quella di Barnie, non bastano per tutti gli italiani, mi sa.
Oppure potremmo entrare in tutti i negozi di tappeti sperando di trovarne uno volante?
So che a Napoli si stanno organizzando per irrompere a casa di Amelia, sulle pendici del Vesuvio, e farle saltare la collezione di scope magiche.
Il mio vicino di casa appassionato di fai da te ha iniziato ormai da giorni a costruirsi una macchina volante con gli schizzi di Leonardo. Spero di non essere in casa quando si lancerà dalla finestra schiantandosi al suolo! Che poi mi tocca andare a raccoglierlo!
Quelli di Jurassic Park stanno tentando di estrarre da un orecchino di ambra il dna di uno pterodattilo per adattarlo al trasporto passeggeri. Lo pterodattilo, però, pare non essere d’accordo. Non senza un sindacato per il volo.
E ho sentito dire, ma non posso verificare l’attendibilità della fonte, che Ermes, preoccupato da questa situazione senza sbocco, abbia assicurato presso i Lloyd’s le sue scarpette alate, per un miliardo di euro. Ha detto che ultimamente la gente gli guardava sempre i sandali sbavando, e che conoscendo gli umani da migliaia di anni non si fida! Chiamalo scemo!
Bisognerebbe avere il coraggio di mettersi tutti d’accordo e fare uno sciopero generale. Per una settimana niente più benzina, che neanche una goccia esca dai distributori.
Manderemmo nel caos il paese, lo so.
Il lavoro si fermerebbe, lo so.
Ma chi controlla i cartelli del petrolio sarebbe costretto ad abbassare i prezzi, per forza. Senza domanda o l’offerta si adegua o si chiude bottega.
Io credo che sia una misura drastica ma l’unica possibile.
Se non faremo qualcosa di assolutamente significativo, e non solo contro i prezzi della benzina, le cose non cambieranno mai.
Continueremo a farci bruciare le chiappe, sorridendo.
Io dico basta, anzi, MA BASTA!

lunedì 24 gennaio 2011

“SCUSI, IN CHE ANNO SIAMO?”

Non ho potuto resistere. Ho guardato il commesso e gli ho chiesto: “Scusi, in che anno siamo?” Ovviamente lui ha sgranato gli occhi ed un enorme punto interrogativo ha iniziato ad accendersi e spegnersi sulla sua testa. Allora ho continuato: “ No perché o questo è un buco spazio temporale, e siamo di nuovo negli anni 80, oppure la bambina che è in me sta sognando ad occhi aperti.” Lui ha abbozzato un sorriso misto a disgusto, e se ne è andato pensando sicuramente che fossi pazza. Ma non lo sono. Ero in un negozio di giocattoli che sembrava uscito dalla mia lettera a Babbo Natale del 1984! Voi, nostalgici figli degli anni 80, ascoltate e commuovetevi. Sono entrata nel negozio per cercare un peluches dell’Era Glaciale per un’ amica e le mie pupille sono esplose. Mi volto a sinistra e vedo gli stickers colorati che compravo alla Rinascente e che appiccicavo sul mio “ Caro Diario”. Sorrido malinconicamente e girandomi a destra sbatto letteralmente dentro il Grande Puffo! E non solo lui, c’erano proprio tutti: Gargamella e Birba, la Puffetta e Quattrocchi, il puffo con la scatola regalo gialla e il nastro rosso! C’erano le case a forma di fungo e anche i peluches. Certo, alcuni di loro avevano vestiti nuovi, e il capo indiano un’espressione un po’ diversa, ma non ne vedevo così tanti tutti insieme da secoli. Piena di tenerezza faccio due passi in avanti e chi mi ritrovo? L’intera famiglia dei Barbapapà.
Tutti. In diverse misure, di peluches e di plastica. Comincio a vacillare, la testa gira un po’. Trovare alla mia destra un intero scaffale di Transformers non mi aiuta, con lui, il mitico Commander, che troneggia al centro. Mi dico: “E’ il merchandising del nuovo film”, ma non basta. Come spiegare le decine di Hot Wheels? Il monopoli, l’allegro chirurgo, gli ippopotami che mangiano le palline ( ed ammetto che con loro ho quasi pianto! ) C’erano i Mio Mini Pony e i Popples, dico i Popples, capite? E infine un’intera parete, saran stati 5 metri, di Lego e Playmobil. Sbadabam, ho sbattuto per terra e mi ha soccorso Hello kitty, tanto lei è tornata di moda e si sente in forma, Le chiedo se sono finita in un tunnel temporale e sono di nuovo negli anni 80. Lei si consulta un attimo con lo scaffale dei G.I. Joe e se ne va facendo le fusa. Intorno a lei, ridendo, svolazzava l’Ape Maia. A quel punto svengo. Quando mi riprendo, e torno in me, vedo il commesso allontanarsi sdegnato. E’ vero, sopra la cassa ci sono Wii, Xbox e Playstation 3. Però, davanti a quei giochi che ho amato da bambina, mi sono davvero commossa, e sono felice che le cose belle, alla fine, prima o poi ritornino.

domenica 23 gennaio 2011

Il Genoa di sempre

Ahimè, questo ma basta è molto accorato.
E' fatto di quella inspiegabile sofferenza che contorce le budella quando c'è di mezzo il calcio.
E' insano, lo so, insensato, eh lo so, ma mi consola il fatto di non essere l'unica in Italia ad avere una simil tara nel dna, quella che trasforma l'essere umano in tifoso.
Il senso profuso di fastidio che provo adesso è molto comune, fin familiare tra quelli della mia razza: i Genoani.
Non possiamo farci niente, c'è questo grifone che abbiamo nel petto, che ci inorgoglisce e riempie di amore, ma che, nella maggior parte dei casi, ci provoca sofferenze e scazzo indicibili.
In fondo è colpa nostra, in questi ultimi anni ci siamo dimenticati chi siamo veramente: quelli che navigano in fondo alla classifica tentando di non sprofondare.
Quelli che hanno 11 balenghi in campo e gli sembran degli eroi, anche se troppo spesso giocano come brocchi!
Insomma, siamo alle solite, si sente odore di vecchi tempi, ci si ricorda quel pomeriggio a Firenze in curva Fiesole, sotto la pioggia incessante, col bandierone fradicio appiccicato alla faccia che non faceva vedere la partita, e quei rigori tirati alla cazzo che ci hanno condannati.
Si sente puzza di serie B.
E il fatto che i cuginastri non sian messi molto meglio non tira neanche su il morale più di tanto: ci sono due derby da giocare e due possibili figuracce, dure, troppo dure da ingoiare.
Sei stato via a lungo e non siamo più abituati, comunque BENTORNATO VECCHIO GRIFONE!

La finanza si attacca a Ebay! Come siamo caduti in basso

Oggi dopo aver visto il telegiornale ho avuto una reazione istintiva: ho aperto un barattolo di nutella e non ho smesso di mangiare finchè non ho leccato con la lingua il fondo.
Il belino di Berlusconi, morti ammazzati, suicidi, l'influenza che si spande ( e per forza dico io, è un'influenza ) come i soldi che girano intorno ai vaccini.
Infine, dulcis in fundo, la ciliegina su una torta di panna rancida, notizia delle notizie: la Finanza scandaglia Ebay alla ricerca di evasori!
A tutto si attaccano, come orsi polari all'ultimo pezzo di ghiaccio, annaspando per non annegare.
Come lo Stato Italiano, che verrà reclutato in toto da Moira Orfei per il suo prossimo spettacolo circense. Pagliacci siamo diventati, pagliacci su internet.
"Abbiamo stanato un commerciante che vendeva gioielli come privato e non ha pagato le tasse per un anno e mezzo, su un valore di circa 60.000 euro" ha detto tronfio e un po' balbuziente un finanziere, madido di sudore nella sua divisa.
Eh beh, in effetti 60.000 euro sono una bella cifretta. Ma le multinazionali? I broker finanziari? Le banche che spacciano alle vecchiette bond gruviera come titoli sicuri?
E chi ci dice che se vendiamo il ciao degli anni 80, abbandonato in garage insieme alla felpa della best company e la cintura del charro, non veniamo indagati anche noi?
Sei lì che ti vuoi sbarazzare della teiera di ceramica a fiori, sbeccata sul manico, della bisnonna e zac, cartella a casa.
Se poi ti vendi l'album dei calciatori panini, din don, ti suonano alla porta e finisci dentro per spaccio di figurine.
Adesso sono un po' preoccupata, non posso più vendermi la dentiera del nonno, base d'asta 22.40 euro, spedizione gratuita e una confezione seminuova di kukident inclusa nel prezzo. Pagamento preferito Paypal, pacco celere3 entro 3 giorni lavorativi dal ricevimento dei soldi, contattatemi per le isole.
Buona asta a tutti. Forse.

venerdì 21 gennaio 2011

La Vincenzi e l’ordinanza contro se stessa

Girate per Genova e chiedete del Sindaco.
La gente vi risponderà esclamando: “Chi? Quella ... della Vincenzi?”
Sì perché Marta non è esattamente tra le più amate qui in città. Per qualche milione di motivi.
Quindi sono rimasta colpita quando è entrata in vigore l’ordinanza contro la prostituzione. Beh, è vero che lei e le bagasce sono tipi di zoccole diversi, ma in famiglia, dico io.
Comunque è il contenuto dell’ordinanza che merita attenzione.
Geniale. Perverso. Malato. Senza alcun senso. MA BASTA! Follia pura.
Divieto ai puttanoni di stare in strada con abbigliamento volgare. Basta micro gonne senza mutande e magliette kleenex a favor di mercanzia. D’ora in avanti bagasce firmate Armani o Valentino, in lungo e scarpe di Prada.
Anche i gondoni devono essere di sartoria, preservativi di lusso, quando li usano. Brand famoso, che ne so, Pirelli o Guzzini.
E stop al saluto adescante: niente più tette strabordanti con su scritto ciao, chiappe more che dicono baciami e sorrisi sdentati con lo smalto usurato dall’uso improprio della bocca.
Inoltre non si può più chiedere quanto prendono, quanto vogliono per i diversi servizietti. Non fa fine. Così, povere figliuole, si disegneranno il listino prezzi sull’avambraccio con l’hennè, per non dare nell’occhio. Così si può aggiornare, perché i tatuaggi non tengono conto dell’inflazione galoppante.

Infine niente più manovre pericolose con la macchina. Non si inchioda quando si vede la super gnocca che attizza, non si inverte il senso di marcia senza le strisce tratteggiate, si rischia l’arresto se non si mettono le doppie frecce e bisognerà mostrare il disco orario quando si parcheggia per zompare, che non si sa mai.
Insomma, una riga di belinate da far sbellicare.
Son bagasce Marta, mica studentesse delle Orsoline.
Sono zoccole, mercanteggiano sesso, non figurine.
Sono la categoria di lavoratrici più antica del mondo, a partire da Eva, che ci ha messo tutti nei guai sfruttando la sua nudità per convincere Adamo.
Sono troie, ma più amate di te.

giovedì 20 gennaio 2011

La follia di Ratzinger

«Nella Ue l'educazione sessuale
e civile minaccia la libertà religiosa» Ma infatti!


Io mi ero ripromessa di scrivere meno parolacce sul blog, anche se so che a molti di voi fanno ridere. Avevo deciso di contenerle al minimo indispensabile. Questo è uno di quei casi in cui, ahimè, non posso esimermi.
Quindi, caro Ratzinger, ma che cazzo dici?
Ma sei completamente fuori di testa?
Non insegniamo ai ragazzi cos’è il sesso, per carità.
Lasciamo che non si rendano conto che quando il prete dopo il catechismo gli fa calare le braghe non è per vedere se hanno i brufoli sul culo, ma per sfondarglielo.
Non insegniamogli che se non usano precauzioni possono prendersi l’aids o mettere in cinta la ragazza, che se va bene ha poco più di 14 anni.
Facciamo come in America, dove ogni anno ci sono 3 milioni di gravidanze non volute, di cui 1/3 sotto i 20 anni. Cioè 1 milione tra i 14 e i 19 anni! E 7 donne su 10 hanno statisticamente rapporti sessuali prima dei 14 anni!
Non insegniamo agli africani che violentare una bambina che abbia massimo 6 anni non li guarirà dall’aids, che è una bugia, che gli sciamani mentono, che è solo perversione, conscia e programmata, e che facendo così migliaia di bambine innocenti verranno contagiate e non diventeranno mai adulte. Non diciamoglielo, e continuiamo a costruire enormi cattedrali più alte dei minareti per pregare quel Dio che piange ogni giorno sulla follia umana.
Non spieghiamo cos’è il sesso ai ragazzi, così lo scopriranno su internet, guardando il peggio dei film porno in circolazione.
Non diciamo alle ragazzine che non è il caso di filmarsi nude e mettersi in chat per farsi fare una ricarica al cellulare, perché subito dopo c’è la strada!
Facciamo finta, caro Ratzinger, che il sesso non esista, che i bambini li portino le cicogne o si trovino sotto i cavoli. Quello sotto cui hanno trovato te, però, secondo me era marcio.
Anzi, facciamo una bella cosa. O uomini di tutto il mondo annodatevi l’uccello e voi donne cucitevi la patata. Basta sesso. Facciamo un favore al pianeta. Basta sesso, ed estinguiamoci, che è meglio!

mercoledì 19 gennaio 2011

Stasera che sera chiude, chissà perchè!

Cari amici, visto che notizia? Stasera che sera ha chiuso i battenti.
Ma che strano, era un programma di altissimo livello!
Ammetto di non aver visto la puntata con Nuti, che pare sia stata la goccia che HA fatto traboccare il vaso già pieno di porcate dalla prima messa in onda, quella sul calendario di Avetrana di cui ho scritto qui sul blog (Vedi Che vomito di sera stasera).
E'proprio vero che quando si tocca il fondo certe volte, invece di risalire, si comincia a scavare.
Loro si sono scavati la fossa, noi, lieti, portiamo i crisantemi.
Da qualche parte c'è ancora un limite che si cerca di non oltrepassare, o che, comunque, impone di tornare indietro e chiedere, indirettamente, scusa.
Scuse accettate, ma programmi così, per favore, BASTA!

Barbara annuncia in diretta la chiusura di Stasera che Sera!

martedì 18 gennaio 2011

CIELI VUOTI

"Continua l'inspiegabile moria di uccelli in tutto il mondo, che sta provocando molteplici reazioni. Gli uccelli sono da sempre considerati le sentinelle dello stato di salute del pianeta. Comunque gli esperti sostengono che non ci sia nulla di cui preoccuparsi!"
Insomma, va tutto bene. Va sempre tutto bene! Ieri sera al telegiornale hanno buttato lì questa notizia che suonava tanto come un ok non possiamo negarlo ma vi teniamo buoni minimizzando! E' così che funziona il nostro paese.
Non ci dicono che sono morti centinaia di migliaia di uccelli e milioni di pesci. Pesci ritrovati senza occhi e uccelli con gli organi liquefatti. No no, non ce lo dicono.
Sono stati i fuochi artificiali, e certo.
Ma i pesci? Temperature troppo basse. E gli occhi?
E i 40.000 granchi morti in Inghilterra? La neve ha raffreddato l'acqua.
Prendiamone atto: si sono suicidati! Appartenevano tutti a qualche setta fanatica che sostiene le teorie catastrofistiche del 2012 e si sono portati avanti col lavoro.
Ovviamente le ipotesi si sprecano su internet, cospirazioni, esperimenti, armi chimiche selettive.
Non si sa a cosa credere.
Guardando questi dati però non si può far finta di niente.
Ancor prima che i canarini venissero introdotti nelle miniere per avvisare i minatori della presenza di gas tossici gli uccelli ci hanno sempre dato il segnale del deterioramento dell’ambiente e della terra.
Nel mondo più di 1200 specie di uccelli su 9800 sono a rischio di estinzione. Una su otto. La distruzione e il degrado dei loro habitat naturali è il pericolo numero uno che minaccia l’87% di queste vulnerabili creature.
Ogni anno 13 milioni di ettari di foresta vengono distrutti, aree grosse come la Grecia! Il più grave declino nella popolazione aviaria degli ultimi anni si sta registrando in Asia per la rapida distruzione delle foreste del Borneo e Sumatra. Lì tre su quattro razze di uccelli stanno per estinguersi visto che la foresta dal 2000 si è ridotta del 40%. Senza una immediata inversione di marcia entro dieci anni ci sarà la deforestazione completa, dovuta anche alla trasformazione in piantagioni di palme, che danno olio e mercato.
In Indonesia, sono ben 118 le specie in estinzione, tra cui moltissimi pappagalli. In Brasile sono 115, visto che l’Amazzonia e il cerrado vengono distrutti per costruire nuove fattorie per la produzione in larga scala di soia. Si stima che almeno 150 razze di uccelli siano già completamente scomparse, a cause anche dell’eccessiva caccia. Entro il 2050 un terzo degli animali e delle piante del mondo sarà estinto a causa dei cambiamenti climatici, dato che la temperatura globale del pianeta si è alzata di 0.6 gradi Celsius, portando grossi cambiamenti nelle migrazioni, negli accoppiamenti e nelle abitudini alimentari degli animali. 10 delle 17 specie di pinguini del mondo sono gravemente in pericolo per l’aumento della temperatura ai poli.
L’uomo è la causa di tutto questo: con le reti da pesca che uccidono gli albatross e i cavi elettrici che fulminano gli uccelli. Con la caccia senza limite e il veleno sui davanzali. Con le granaglie geneticamente modificate che portano malattie che tutti poi temono.
Ma se gli uccelli diminuiranno fino a scomparire allora saremo tutti nei guai, perché dovremo supplire ai servizi che loro offrono: l’impollinazione dei fiori, la dispersione dei semi, la regolamentazione della sovrapopolazione di roditori e insetti che affliggono i campi. Insomma, una rondine non fa primavera, ma chi vuole avere primavere senza più rondini?

lunedì 17 gennaio 2011

IL CIABATTONE 2

L'ho scritto proprio ieri, corsi e ricorsi.
Vi ricordate i ciabattoni di Bata che a ottobre costavano 39 euro e a natale 69?
(Vedi 69 VAFFANCULO)
Beh, è ora di saldi e adesso sono scontati al 50% sul prezzo originale di 39. Non male eh?
Io spero proprio che sotto Natale non se li sia comprati nessuno, altrimenti sarebbe da toglierseli dai piedi, riempirli di benzina, inserire una bella pietra in punta, dare fuoco e lanciare contro la vetrina.
Ovviamente si fa per dire, non fatelo davvero!
Ci vuole del bel coraggio, o forse ci vorrebbe la Finanza!

domenica 16 gennaio 2011

Basta 1 centesimo, ma non ditelo a nessuno

La vita è strana. E’ proprio vero che è fatta di corsi e ricorsi. Si diverte a proporti e riproporti sempre le stesse cose, finchè non impari la lezione e vai avanti.
Questa storia era iniziata e finita alcuni anni fa, o così credevo. In realtà aveva ancora qualcosa da dire, o meglio, qualcosa da farmi dire qui sul blog.
Era un freddo e piovoso pomeriggio di Novembre, quando qui a Genova tira quel vento subdolo che ti fa sentire freddo come se stessi correndo nudo intorno al circolo polare artico. Così quando una simpatica ragazza, che poi ho odiato a lungo, mi ha avvicinata davanti all’entrata della Coin chiedendomi quale era l’ultimo libro che avevo letto, ho pensato di essere gentile e di risponderle nonostante il freddo. Mi ha proposto di andare con lei all’interno del grande magazzino a fare la tessera di Mondolibri, e io, idiota, ci sono andata. Anche perché accanto alla libreria c’è il bar che fa delle cioccolate calde con panna ai mille gusti, mirifiche! E poi perché sono convinta che, visto il mio sogno di diventare una scrittrice famosa, debba essere io la prima a comprare i libri. Ho firmato l’adesione dopo aver chiesto diverse volte conferma del fatto che non si trattasse di Euroclub, che crea sempre mille problemi, e avendomi rassicurato ho cominciato a spulciare lieta fra i libri. Ovviamente si trattava di Euroclub mascherato, e problemi ne ho avuti a milioni, ma questa è un’altra storia.
Sto invece per narrarvi della commessa che ha ispirato la nuova pubblicità Vodafone, tutto a 1 centesimo. Rovistando tra gli scaffali come un topo da biblioteca in un pezzo di formaggio rilegato ho scelto i miei primi titoli e mi sono avviata a pagare. Ora, io non voglio essere sempre bastarda, ma mi ha immediatamente colpito il personaggio dietro il bancone: una voce fortissima che anche mia zia che usava sette amplifon l’avrebbe sentita a due isolati di distanza, e una caratteristica non esattamente adatta ad una libreria: era sguercia. Un occhio di qua e uno di là. Praticamente uno squalo martello. La coda davanti a me mi ha permesso di osservare a lungo con meraviglia, e di ascoltare, perché non farlo sarebbe stato comunque impossibile. Come fa a leggere una persona con la visione a 180°? Mi domandavo mentre il camaleonte rotolava lo sguardo a caso nella cassa. “19.99” ha detto ad un signore “Scusi ma non ho il centesimo di resto, glielo sconto la prossima volta!”. Forse comprerà due libri uguali e li terrà aperti contemporaneamente sulla stessa pagina, uno a destra uno a sinistra, mi sono risposta. “Sono 15.98 stella” ha gridato alla ragazza di fronte a me. “Hai sentito, non ho il resto, te lo do la prossima volta!” Quando è arrivato il mio turno ho pensato che in realtà la commessa parabolica servisse come antifurto, perché poteva tener sotto controllo tutti gli scaffali in un colpo solo. “Sono 16.99 amore” “sì lo so, niente resto, la prossima volta!” ho risposto d’istinto, ma poi lo sguardo mi è scivolato all’interno del registratore di cassa, e monetine ce n’erano. E’ più cieca di Enrico la talpa, poveretta, lascia perdere mi son detta.

Ma la volta dopo, nuovo acquisto, si è ripetuta la stessa scena. “Stamattina sono in ritardo” urlava senza megafono “non mi hanno ancora consegnato le monetine!” e intanto lanciava occhiate stroboscopiche alle persone in coda alla cassa. Sarà stata una coincidenza? Quando per la terza volta consecutiva non dava resto a nessuno ho capito che c’era sotto un inghippo. Ho fatto un rapido calcolo mentale mentre mi avvicinavo al sommergibile col telescopio fuori. Quando sono andata a comprare ho sempre trovato almeno 5 persone in coda, un paio davanti e un paio dietro di me. 5 centesimi almeno. Tenendo conto dell’ansia da libro mensile per evitare le ire di Euroclub e quindi il ricevimento a casa dei titoli più schifosi mai immessi sul mercato, che non son buoni neanche per accendere il camino in montagna, ipotizziamo una clientela di 5 persone ogni mezz’ora. Dalle 9 alle 19. Sono 100 scontrini senza resto. 1 euro secco nelle tasche della cassiera. Sai che roba, direte voi, ma 1 euro oggi uno domani sono 30 euro mensili e 360 l’anno fregati ai consumatori. Visto la sguercia come ci vedeva la lungo? Quando è arrivato il mio turno è partita la solita sirena: “Non ho da darti il centesimo” e a quel punto è scattato il MABASTA! “Sì che ce l’hai, dammelo!” ho esclamato cercando di guardarla negli occhi senza sapere però quale fissare prima. “Non posso scontartelo la prossima volta che rimango senza?” ha insistito con le pupille a flipper per l’inattesa richiesta. “No voglio il resto, ogni volta è così. Dammi i miei soldi!” E così ha mollato la monetina e io non ci sono più andata.
Mi ero dimenticata di lei, quando ecco che il forno davanti casa mia ha cambiato gestione. Or ora. Oggi sono andata a comprare un pezzo di focaccia, tanto per provarla sperando che fosse buona. Ho chiesto 1 euro e la fetta sulla bilancia dava 98 centesimi. La commessa, con un tono di voce che mi ha irritato pesantemente, ha cercato di guardarmi e ha detto: “Stella non ho il resto, te lo posso dare la prossima volta?”. E lì l’ho riconosciuta. Nascosta dietro un paio di binocoli c’era lei. Ma quanti soldi si sarà messa in tasca in questi anni di massacro decimale? Io, che posso, l’ho fulminata con lo sguardo, ma sorridendo ho risposto: “No, perché qui non vengo più!” Occhio di lince è sbiancata e io sono uscita.
Basta 1 centesimo, ditelo a tutti!

venerdì 14 gennaio 2011

Adelina brutta belina!

E’ calata la sera. Il sole sta  tramontando dietro il grattacielo della Sip ( vi ricordate la Sip?), e io mi aggiro in casa  senza tregua. Sbuffo, sudo e bevo litri di acqua. Fa un caldo micidiale. 25°, almeno. Passerà mai questo maledetto inverno? Ma soprattutto, abbasseranno mai quella diabolica caldaia? Perché siamo a Gennaio e io dormo col pigiama estivo, quello con la magliettina leggera col lupo che ulula alla luna e i pantaloncini a mutanda col lupo che ulula alla cellulite. Soffoco. Ma è legale tenere così alto il riscaldamento? No perché io cuocio.
Ho chiuso quasi tutti i caloriferi e ieri pomeriggio, in maniche corte, ho avuto un attacco isterico e gridato MA BASTA  levandomi i calzetti e lanciandoli dalla finestra. Mi sono attaccata al telefono: caro Amministratore, visto che qui si paga una rata da strabalto mi può spiegare perché sembra di stare ai Caraibi in casa mia? Però senza  Pina Colada e la sabbia che ti si infila tiepida fra le dita? Lui bofonchia qualcosa: no è che alcuni condomini, sa ai piani alti…
Non c’è bisogno di aggiungere altro, ho già capito. E’ colpa sua, di Adelina, la mummia del sesto piano. Vecchia come bacù, storta come un ramo di quercia secolare, stronza come la strega di Biancaneve: Adelina, la vecchia inquilina centenaria. Ora, non è che in questo palazzo si cambino ancora i pannolini, l’età media è ben oltre i sessantacinque, ma lei, Adelina, va oltre. Oltre ogni record, oltre ogni buon senso, oltre la decenza sulle aspettative di vita. E scassa il belino. Ha freddo, poverina, dice l’Amministratore, ed io non so come spiegargli che potrebbero mettere la caldaia in pressione come il Krakatoa ma lei l’ avrebbe comunque, perché si mette il visone a Luglio, e perché il gelo che sente nelle ossa non dipende dai caloriferi bassi, ma dalla risata sottile della morte che ogni giorno le soffia un po’ più addosso, in attesa del gran finale.
E che si metta una stufetta, dico io. Ma ne ha già dieci, forse mille. Pensate che credevo avesse cambiato badante: prima c’era sempre con lei una ragazza di Barletta, adesso, credevo, una bella Nigeriana. Ma quando l’altro giorno mi ha salutato per le scale ho riconosciuto la voce. “E’ la melanina” mi ha detto “Con quel caldo sembra di stare all’equatore!” Complimenti per l’abbronzatura, però che fatica. Pesava cento kg la poveretta, adesso 70. Certo male non le fa, ma va in giro con le mollette per tener su i pantaloni e suda così tanto che quelli di sotto hanno un infiltrazione sul soffitto e le vogliono fare causa!
Adelina, ma basta dai! Dormi con 4 scaldasonno, che mai una volta ti vadano in corto? Se hai freddo fatti un bagno caldo, magari, che so, nell’olio bollente, che liscia la pelle! Oppure mettiti una borsa dell’acqua calda nei vasi canopi, così ti tieni al caldo gli organi. O magari, va là, infila la capoccia nel forno a 180° e stacci una mezzoretta, un po’ su una guancia, un po’ sull’altra che ti dori meglio. Fatti fare una bella fagiolata e vai di bombe nel pannolone, così ti scaldi le terga. Sta eruttando l’Etna: fatti mandare un po’ di lava e infilatela nella bara!
Hai seicento anni, non è abbastanza? E no, no no no. Hai freddo, tu, ma io son litigata col gatto, perché da quando siamo tornate da Giusvalla, con media esterna a zero gradi, mi tiene il muso. Avevi detto che stavamo 15 giorni e invece è estate, mi miagola cambiando pelo come una disperata. E’ lì che si lecca come un ossesso pensando di essere in ritardo sulla tabella di marcia, offesa che le abbia fatto perdere tempo a tradimento, vagolante in una nuvola di peli che non sanno più dove stare.
Fa così caldo, giù da me, che ieri ho infilato la mano nella scatola delle scorzette d’arancia ( ahh, golose scorzette) e una dolce espressione di stupore mi è affiorata alle labbra: ma che cazzo è??? Sciolto. Lo zucchero liquido. Galleggiavano come barbie nella vasca da bagno, come mosche morte su uno stagno, come le bolle del dixan piatti nel lavandino. Ho preso il calendario è ho cominciato ad imprecare. Due volte, perché le dita piene di glucosio si appiccicavano alle pagine senza vergogna.
Mi esce lava dal bidet!
Adelina, brutta belina! Capisco che hai duemila anni ma deviare le tubature del gas provenienti dalla Russia per scaldarti casa non mi sembra una buona idea. Perché poi, invece che in una squallida stanzetta d’ospizio, te ne stai in 250 metri quadrati con le finestre del 1950 a dispersione totale di calore. Ed esci, sulla tua bella sedia a rotelle, con la sacca di fisiologica sotto la volpe argentata. Ma dove cazzo vai??? Anche quel giorno là, che stava per nevicare e c’era quella bella lastra di ghiaccio davanti al portone. Volevi ricordare i brividi dell’ultima glaciazione, e certo! Ma che ti fosse scivolata la badante spedendoti come un razzo in mezzo alla curva di Corso monte Grappa mentre passava il 49! Insomma, non se ne può più. Stasera, per cena, hamburger al formaggio. Riapro un calorifero e ce lo schiaffo sopra. Un minuto per lato e via. La sottiletta dal sifone la faccia scrostare alla vecchia belina!

martedì 11 gennaio 2011

CHE TI VENGA...

Questo è un post retroattivo.  Tornate per un attimo con la mente alla sera del 23 Dicembre. Gli Angeli facevano le ultime prove di canto per la messa di mezzanotte della Vigilia, Babbo Natale oliava la slitta e riponeva, ahilui, i ciabattoni da casa nell’armadio per infilarsi gli stivali, le campane scampanellavano con campanelli e campanellini e tutti erano più buoni. Quasi tutti. Tutti tranne quel gran bastardo che…ma andiamo con ordine.
Erano le 19.30 di una giornata inverosimile, folle di preparativi per la partenza. Andavo in campagna, con famiglia, gatto e tanta tanta roba! La macchina stracarica rombava nell’attesa di correre nel buio verso la meta tanto attesa. Un paio di cherubini ribelli, o forse un centinaio, si divertivano a rovesciare sulla città tonnellate di acqua, pioggia come le cascate Vittoria, cascate  come lo tsunami di parolacce che esplodevano dalla bocca della gente ad ogni schizzo, pozzanghera e tuono. Buon natale, suvvia. E’ ora di andare, l’ultima a salire in macchina sarà la mia Steffi, sorellina pelosa e miagolante.
Così vado a prendere il bolide di mio padre, attrezzato con ruggenti gomme da neve. Faccio retromarcia per uscire dal garage e mi fermo, sporgendo appena appena verso la strada, a fare gli auguri ad un simpatico cane con padrone mio condomino. “Auguri signor condomino, Buon Natale!” E sbadabang, stacrash, e anche un bel maporc… Un idiota di proporzioni cosmiche, un bastardo che disgusterebbe anche un serial killer, un pezzo di merda che spero si sia sciolto in un mare di diarrea durante il pranzo in famiglia mi ha centrato in pieno. Un botto da paura. E nella pioggia scrosciante ho visto una macchina che a folle velocità, almeno 80 all’ora, schizzava via lontana dal luogo del misfatto.
MA BASTA!!!
Desolato un cerchione scivolava lungo la discesa. Il mio vicino era una statua di sale con ombrello! Io una erinni incazzata. Scendo dalla macchina sconvolta. Non vi descrivo per decenza lo stato del paraurti e della marmitta dell’auto di mio padre. Pover’uomo, felicissimo quando gliel’ho fatto vedere. In spirito assolutamente natalizio ha detto solo: “Pazienza, meno male che non ti sei fatta male!”.
Quello che ho augurato io al pirata sulla toyota è leggermente diverso. Appena appena. Mi sono fatta un film esagerato sulle possibili catastrofi da gufargli per le vacanze. Una riga di sfighe che se per caso gliene è arrivata una starà piangendo ancora adesso.
Per iniziare la solita diarrea ad intermittenza, quella che ti fa venire un mal di pancia che vorresti strapparti le budella, e quando ti dà tregua e per un attimo pensi che non accada più nulla, tac, ti ritrovi con i calzini fradici e le dita dei piedi incrostate. Che te le devi segare per non parlarne più.
E certo loro, le mitiche emorroidi, quelle a grappolo, sanguignolente, che quando ti siedi resti sollevato di 5 cm e senti un male che ti trapana le orecchie.
Flatulenza molesta e puzzosa, incontrollabile, nei momenti meno opportuni, tipo all’elevazione durante la messa di mezzanotte o alle 23.59 e 56 secondi del 31 Dicembre, che tutti gridano buon anno e si baciano lieti ma lo champagne è ancora tappato!!
Impotenza cronica ed avvizzimento del pisellino, che neanche un container di viagra lo possa riportare in vita anche solo per far pipì, figuriamoci dell’altro. Che gli venga così piccolo che persino un playmobil lo possa prendere per il culo a vita!
Forfora da riempire uno stadio, carie come le grotte di toirano, calli come gobbe di cammello.
E spero che abbia acquistato due biglietti della lotteria italia: quello prima e quello dopo l’estratto vincente! Più tante piccole altre cose che lascio alla vostra fervida immaginazione e che vi invito, per ridere, a descrivermi con un commento.
 Perché non si può sfondare la macchina ad una persona ferma, sbandando sull’asfalto fradicio perché piove così tanto che pensi di dover salire sull’arca in tutta fretta, e non fermarsi a chiedere scusa, vedere se hai fatto male a qualcuno e soprattutto lasciare i dati della tua assicurazione, o stronzo, per non pagare i danni.
MA BASTA gente così, gente laida e schifosa che non ha nemmeno il coraggio delle proprie azioni, che non ha rispetto per altri che per se stessa, che crede di poter fregare il mondo e restare impunito.
Ti voglio dire una cosa cerebroleso: per te, sull’arca, il posto non c’è!

lunedì 10 gennaio 2011

Che vomito di sera stasera

Cari i miei lettori, ieri sera ho fatto qualcosa che non faccio mai, e ci sarà un motivo no? Eppure mi sono lasciata fregare, pentendomene amaramente. Ho guardato alla tv un talk show. Essendo stata in campagna 15 giorni senza accendere mai la televisione se non per guardare Biancaneve, credevo di non aver capito bene quando ho sentito Barbara D’Urso dire che dopo la pubblicità avrebbero discusso del calendario di Avetrana. 
Mi sembrava una cosa talmente inverosimile che ho posato il telecomando e mi sono messa in ascolto. La follia. Parte un video in cui si racconta come è nata l’idea del calendario e di come sia stato criticato. Alla presentazione ufficiale un certo Pinco Pallino ex cronista e bla bla bla. Di ritorno in studio ecco entrare l’ex cronista a difendersi dalle accuse di aver sfruttato una tragedia come quella della ragazza uccisa per rilanciare la sua popolarità appannata. Il cronista non sa mettere due parole di fila, e continua a ripetere la stessa frase che evidentemente si era preparato a casa davanti allo specchio del bagno. Il ragazzo è belloccio, non c’è che dire, e mentre farfuglia in una lingua simile all’italiano, mi cade un occhio sulla scritta che appare in sovraimpressione. Così scopro che la lectior facilior ha preso il controllo del mio cervello e che l’ex cronista è in realtà un ex tronista. Una scarica elettrica allora parte attraverso la mia rete neuronale. A velocità fulminea attraversa le mie anse cerebrali fino ad un punto buio e recondito delle memoria, dove tengo uno scatolone ammuffito ed impolverato con su scritto: inutile. Aprendo il coperchio e frugando supersonica ecco riaffiorare l’informazione mancante: si tratta di uno di quei deficienti che vanno ad Uomini e Donne, la trasmissione della De Filippi. Spengo la luce dello sgabuzzino dei ricordi superflui e sbatto la porta per far scivolar via qualche ragnatela, convinta che tanto, per un bel pezzo, da quelle parti non sarei più capitata. Nel frattempo sullo schermo impazza la tempesta. C’è un tizio che grida costantemente, e insulta tutti. Busi dice qualche parolaccia a vanvera, Cecchi Paone spara sentenze credendo che la sua macchina del tempo si sia trasformata in macchina della verità, e la D’Urso, muta, osserva. Ora, io ci sento benissimo, e tengo il volume del televisore ad un livello medio basso. In più, tenendo conto che è passata mezzanotte, non mi sembra proprio il caso di svegliare il condominio con le urla dello spettacolo. E poi entrano loro: due bionde chimiche sculettanti, due troioni da sbarco, due zoccolone che Moana era una vergine e Cicciolina sana di mente. C’è una loro foto sul calendario, loro, le due Pupe. E qui ho ceduto. Chi??? Con sdegno rilancio il messo neuronale nello stanzino, e con sorpresa, coadiuvata da un rvm mandato in onda contemporaneamente, scopro di sapere che sono le protagoniste della Pupa e il Secchione. Fortunatissima trasmissione per cerebrolesi! Ah beh, personaggi di spicco. Non posso fare a meno di notare l’espressione vuota di una delle due, quella con le labbra di vetroresina e le tette all’elio. Fissa la telecamera con la bocca semiaperta, per ossigenare, forse, quel che resta del suo povero cervello atrofizzato, totalmente vacua, persa in un universo senza senso. La sua amica grida: non ci sono vip di serie a e serie b, no no. Chi??? Mi chiedo di nuovo. I cani, poveri cani di Avetrana. Noi mai avremmo sfruttato la povera Sarah Scazzi, giammai. Insulti, urla. Busi racconta cosa ha imparato dal calendario del frate indovino: le lune, quando seminare, quando farsi una sega al solleone: ah no, questo non c’era, dice ridendo. MA BASTA!!! Schiaccio muto. E fissando sconvolta lo schermo  ecco che un sorriso stupito mi è spuntato sulle labbra, osservando, senza audio, quelle buffe figurine che agitavano le braccia paonazze in volto, emettendo un ronzio, un po’ sordo un po’ acuto, di mosche impazzite che cozzano contro il muro invisibile dell’ignoranza. 

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