E' inclinata su un fianco, appoggiata agli scogli, sommersa per metà dal mare e per intero dagli sguardi e dall'attenzione di tutto il mondo. Parole di cordoglio per la tragedia dei morti, la paura dei vivi e preoccupazioni per l'ambiente minacciato da 2500 tonnellate di carburante pesante. Ma dal ventre squarciato della Costa Concordia, tomba di metallo dei cosiddetti dispersi, tutto ciò che spilla per ora non visto è l'affondamento dell'economia, quel giro di milardi di euro che cola a picco insieme alla nave. Sì perchè ancora non ci si è fermati a pensare a quello che accadrebbe se la Costa dovesse fallire, se dovesse venirle ritirata la licenza di navigazione come è già stato richiesto. Intanto oggi le azioni della Carnival, proprietaria di Costa, sono miseramente naufragate con una perdita di oltre il 17%, che significa milioni di euro di grandi e piccoli investitori gettati ai marosi. Non sono solo le multinazionali a rimetterci, sono anche i risparmiatori di ogni parte del mondo, che hanno affidato i loro soldi ai promoter finanziari delle banche. Chissà quante telefonate oggi, con gente che si sentiva dire: signora si ricorda i risparmi di una vita che ci ha affidato? Beh sono sul fondo dell'isola del Giglio in pasto ai pesci. Spiacenti. Per non parlare poi degli imprenditori che hanno Costa come cliente principale: immagino il terrore di chi gli fornisce le penne, quelle che 1 passeggero su 2 si porta a casa ad ogni crociera, o di chi gli dà la carta ( che sia cartolina, tovagliolini, intestata o igienica non importa ). Finita la pacchia per chi rifonisce di bevande e generi alimentari, per chi non fa mai mancare le lampadine per quei condomini galleggianti da 4000 persone, per chi provvede alla manutenzione degli impianti elettrici, idrici e quantaltro. Niente più braccialetti di plastica con stampato il logo Costa, da mettere al polso quando si sbarca per un'escursione, niente più convenzioni con i servizi di pullman, unico mezzo di trasferimento sulla terra ferma usato dai croceristi. Basta alle guide turistiche, alle entrate nei musei, nei siti archeologici, negli outlet sparsi per il mondo. Immaginate la disperazione dei negozianti di quei paesi che vivono quasi totalmente sugli introiti della stagione crocieristica, a meno che ovviamente non siano paradisi fiscali craraibici. E che dire dei venditori ambulanti che aspettano pazienti sui moli il ritorno dei turisti alla nave, dopo una gita? Riescono sempre a piazzare qualche schifezza, nell'aria festaiola che accompagna il crocierista. Fine anche per loro. Bar, ristoranti, alberghi convenzionati perderanno migliaia di clienti. Persino i parcheggi se la passeranno male, senza le auto in sosta lunga durante il viaggio. Le assicurazioni di viaggio non venderanno più pacchetti crociera, mentre le grandi assicurazioni si stanno strappando i capelli all'idea di come trovare i soldi per risarcire tutto e tutti. Persino la Crispo confetti si sta dannando, per il pessimo tempismo con cui ha basato la sua campagna promozionale estate 2012 su "vinci una crociera Costa". Anche le linee aeree perderanno una bella fetta di passeggeri, quelli che portavano volando ai terminal di imbarco. E infine proprio i terminal, come quello nuovo di Savona, che dal 2003 non ha ancora smesso di ampliarsi con costi superiori a 300 milioni di euro. Senza i crocieristi come risaneranno il debito? E i piccoli commercianti, i negozietti, i bar che generalmente vengono presi d'assalto dai turisti in attesa di salire a bordo? A chi venderanno? Chi riempirà le stanze degli alberghi vicini ad un Palacrociere vuoto? Chi venderà immobili in un'area che corre verso il fallimento? Senza il passaggio di 127mila crocieristi l'anno come sopravviverà quella zona? Ed infine penso ai tanti dipendenti della Costa, sparsi su 15 navi da crociera in giro per il mondo. Se la compagnia dovesse fallire ci sarebbero oltre 15mila persone senza lavoro, senza gli stipendi, senza il denaro che, come tutti, reinvestivano nella macchina del commercio e dell'economia globale. E se dovesse esserci un disastro ambientale chi ripagherà l'isola del Giglio? Chi vorrà passeggiare su una spiaggia ritrovandosi sotto i piedi macchie nere di catrame che sa di morte? Chi si immergerà sui fondali che stanno facendo da bara ai passegeri dispersi? La stagione turistica affonderà come la nave. Così la Costa Concordia porterebbe con sè altre sciagure, sparse su ogni rotta ed itinerario. Il giorno del varo la bottiglia non si ruppe, e l'altra sera, quella dell'incidente, era Venerdì 13. Chi crede alla sfiga in questo caso ne ha ben donde. Chi conosce l'economia trema.
martedì 17 gennaio 2012
venerdì 13 gennaio 2012
Piccioni viaggiatori più affidabili delle Poste Italiane
E' successo di nuovo, l'ennesima raccomandata da andare a ritirare all'ufficio postale.
Io odio andare alla Posta, perchè spostano continuamente la sede di zona, ci sono code chilometriche, addetti cerebrolesi e casini a non finire. Ruminando tra me e me una sfilata di improperi parto alla volta della nuova destinazione, dove non sono mai stata. Ufficio di Via Spalato, che senza il navigatore non avrei mai trovato. Perchè su un pezzo dritto dritto ad un tratto la voce metallica della mia signorina GPS ha detto: "tra..100..metri...svoltare...stretto..ad. est ( sì perchè non sa dire destra, ed usa lunghe pause tra una parola e l'altra). Non avrei mai capito di dover svoltare stretto a destra senza di lei, perciò svolto in una strada in salita strettissima e mollo la macchina in super divieto davanti alla posta. La mia buona stella ha fatto sì che miracolosamente non ci fosse nessuno, forse perchè sapeva quanto mi sarei arrabbiata a breve e ha avuto pietà. Entro. Una gioviale signora rubiconda mi accoglie, le do la ricevuta e la osservo eclissarsi fra gli scaffali. Non vedendola riemergere per 5 minuti deduco che non riesca a trovare la mia lettera, che, per inciso, riguardavi atti giudiziari, quindi importantina. Sudata come se avesse appena fatto una maratona arriva con la fatidica busta, consegno il documento e la splendida impiegata passa il codice a barre davanti all'apposita macchinetta per registrare la notifica. E sbianca. Subito dopo diventa paonazza. "Non me la prende, strano..." Io mi sento colare dal naso guai e comincio a sospirare. "Secondo lei perchè non passa?" mi chiede come se io potessi darle una risposta logica. Eccerto, io e le procedure postali siamo così. "Sembra che sia già stata notificata!" Ecco, lo sapevo che c'era merda in arrivo. "Aspetti che chiedo alla mia collega." Così acchiappa per un braccio una tizia che passa lì vicino e le spiega che un'altra collega deve aver fatto un pasticcio, notificato i miei atti giudiziari a qualcun'altro dicei giorni prima e poi corretto col bianchetto la data del pasticcio. La nausea mi assale insieme ad un intenso desiderio di gridare Mabasta! L'esperta conferma l'errore, e muovendo una mano come per dire chi se ne frega esclama: ma sì fa lo stesso, dagliela! "C'è un altro problema" insiste quella con la lettera in mano: "La busta è stata aperta!" "Ma no, queste notifiche sono così!" A quel punto esplodo come un pozzo petrolifero della Bp e faccio fuoco: "Eh come no, sono atti giudiziari, potrebbe richiedere una mia azione a 30 giorni dalla notifica e non ho intenzione di perderne 10 perchè voi fate casino!" La biondona sudata diventa ancora più viola e sussurra. "Ma smettila, è stata aperta.Vado dal direttore" e io le grido dietro: "Sistemate o faccio una strage!" Eh sì, ormai non ho più peli sulla lingua, sono stufa. Ricapitolo: hanno dato la mia raccomandata contenente atti giudiziari ad un'altra persona, che per fortuna, accorgendosi di non essere me ha avuto la pietà di riportare indietro la lettera. La busta, quindi, è stata aperta da uno sconosciuto che si è fatto una saccata di fatti miei, suo malgrado. E la Posta voleva far finta di niente, come se dieci giorni di notifica in meno fossero bazzecole. Alla fine hanno risolto con un timbro ed una dichiarazione scritta sulla busta. L'atto era una semplice comunicazione della Camera di Commercio, quindi nessun problema, ma se non lo fosse stato? E poi comunque è il principio. Possibile che chi lavora non usi il cervello? Che non ponga attenzione a quello che fa? E che i nostri diritti vengano ridotti a barzellette per l'incompetenza e la disorganizzazione di uno degli enti principali dello stato? I piccioni viaggiatori sono più sicuri: al massimo, se ti va di sfiga, ti fanno la cacca sulla busta.
venerdì 14 ottobre 2011
Il terrorismo psicologico della fiducia
56 o 57?
Berlusconi riuscirà ad incassare nuovamente la fiducia ed a portare avanti un governo ormai alla canna del gas, un po' come tutti gli italiani? Me lo domando con un sottile senso di ironia, immaginando lo stato di opprimente paura che il voto di fiducia possa indurre nei deputati del centro destra. Diciamoci la verità, se il governo dovesse cadere molti onorevoli direbbero addio alla tanta sudata poltrona senza aver terminato nemmeno una legislatura, con forti probabilità di non vederne un'altra dall'aula di Montecitorio. Addio stipendi da paura, benefit, cene gratis ai ristoranti, favori ed orgogli gonfiati. I piccoli parlamentari arrivati a Roma per il rotto della cuffia, quelli che non valgono praticamente niente perchè sono stati merce di scambio nella compravendita di voti o favori dei pezzi grossi, tremano come topi caduti in un water di acqua ghiacciata. Le comete della politica italiana sono sudditi del terrorismo psicologico della fiducia: o mi voti o vai a casa e col cavolo che ti faccio rinominare per la corsa all'oro. Ecco come funziona. E' dagli anni 80 che non si vedono più i simpatici franchi tiratori, quelli che apparentemente dal nulla affossavano i governi, e dubito che li vedremo ancora durante questo voto di fiducia. Ma se per caso qualcuno avesse il coraggio di dire basta a Berlusconi gliene saremmo tutti grati. Peccato, comunque, che le alternative siano ugualmente tristi e patetiche.
Restiamo fiduciosi? Ma anche basta!
mercoledì 12 ottobre 2011
Bossi a berlusconi: ti tengo per le palle
"Ti tengo per le palle!"
E' piuttosto evidente, decisamente non subliminale il messaggio che oggi Bossi ha mandato a Berlusconi. Sì perchè credere che il senatore della Lega abbia perso la cognizione del tempo rispondendo alle domande dei giornalisti, e che non si sia accorto che nel frattempo alla Camera si stava votando, è davvero impossibile. Passi che, visti i pochi progressi di Umberto in materia di logopedia, per lui articolare una semplice frase richieda tempo e concentrazione, ma dubito perdita di memoria. E' inverosimile che su una materia importante come il rendiconto di bilancio ci si possa distrarre, scordare di votare. Ma in fondo a lui non interessa recitare veloce veloce sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa, tanto la Lega parla chiaro in sede di scrutinio: o con loro, e alle loro condizioni, oppure niente. Bocciatura, storica bocciatura sul primo articolo, come mai era accaduto. E adesso? Si alza il coro di richiesta dimissioni, e solo i ciechi, i sordi e gli ostinati sembrano non avere capito che ancora un volta sarà la Lega a fare l'ago della bilancia.
Ma sul treno che guida il governo su un binario interrotto c'è anche Tremonti, in prima fila, un po' come il Necker, anche lui ministro delle finanze ai tempi della rivoluzione francese. Dopo le sue dimissioni ci fu la presa della Bastiglia, e la testa del re cadde. Cosa ne sarà ora della testa di Berlusconi?
Iscriviti a:
Post (Atom)



