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venerdì 10 giugno 2011

cambiano gestione e vendono merda

E' successo di nuovo, un'altra pagina del grande libro della mia vita strappata impunemente. Mi rendo conto che i commercianti non sono come i diamanti, ossia per sempre, anche se molti di loro sono cari come gioiellieri, ma quando uno dei miei posti preferiti chiude o cambia gestione ci rimango sempre come una statua di sale nel mar morto.  
E' con enorme rammarico ed un'incazzatura cosmica che vi segnalo che Gelati Italia a Genova si è trasformato dalla migliore gelateria della città a succursale americana della peggior catena di gelati in plastica.
Avrei dovuto capirlo subito, quando quel signore che non conoscevo poneva, con fare impacciato, amarene dall'aspetto dubbio su una coppetta. Ma erano anni che andavo lì e ho pensato che fosse il marito della proprietaria venuto a dare una mano. Pensavo male.
 Purtroppo bisogna fare lo scontrino prima di prendere il proprio cono, e ho pagato senza vedere i gusti. 
Mi volto col resto in mano e il ghiaccio mi cola lungo la schiena: no, non era un bambino cerebroleso ad avermi rovesciato la granita nella t-shirt, si trattava del colore dei gelati. Subito mi cade l'occhio su una vaschetta di roba spumosa rosa shocking, e come un lampo si posa sull'azzurro color puffo lì a fianco. Rosa e zucchero filato. Ahia, campane di allarme da caserma dei pompieri, ring ueee e sbadeng facevano nella mia testa. Danger, danger. Alzo gli occhi e con orrore vedo dietro al bancone facce ignote. Dove sono le sorelle gelataie??? Passo una parolina alla mia amica di golosità: mi sa che hanno cambiato gestione. Lei, ammiccando ad un patè di formiche nere mi risponde: ce l'abbiamo nel culo. E mai parole furono più veritiere. Tocca a noi, cosa prendete? Una fregatura mi sa, invece io scelgo fiordilatte per andare sul sicuro e liquirizia. Liquirizia? Ma daaaai, direte voi. E in linea di massima avreste ragione, ma vorrei vedere voi a scegliere tra panna cotta con vomito colante, dulche de leche, con vomito colato, canestrelli con pezzi di biscotti color senape, croccantone, baretto, gusto non identificabile color big babol, viola, rosa, zucchero filato, le formiche al cioccolato fondente, pistacchio color nocciola e nocciola color cacca, più altre mostruosità che ho rimosso. Il grande puffo tant'è mi tentava, perchè adoro lo zucchero filato, così con aria innocente ho chiesto di assaggiarlo. Metto in bocca e si forma nella mia mente una parolaccia galattica da sverniciare il colosseo. Un improperio cosmico da spegnere la Lanterna. un anatema così potente da risvegliare un'armata di zombie. Mi avvio all'uscita dopo aver scelto in extremis coppetta anzichè cono, perchè se tanto mi dà tanto avrei leccato pannolenci. Esco e con mano tremante infilo il cucchiaino nel ballonzolante marrone alla liquirizia. E lì mi son venute le lacrime agli occhi: me ne stavo impalata coi goccioloni come i bambini e la bocca a culo di gallina, con la linguetta sporgente perchè mi sembrava di aver appena limonato come una porca con una pompa di benzina. Diesel. 
Tirando su di naso e facendo tremare i cieli a parolacce assaggio il fiordilatte, che magari è meglio. E lì mi è parso di essermi fatta una golata di Coccolino, proprio mentre la mia amica mi afferrava il braccio come un tenaglia nel tentativo di non cacciare l'anima per la panna cotta. Faceva le bolle come il mio gatto quando le do la pastiglia per i reni. In preda ad odio furente sono rientrata in gelateria decisa ad urlare: questo gelato fa schifo! Ma il conato che mi ha colto me l'ha impedito e ho virato verso il cestino dell'immondizia.
Sul cui fondo giacciono, ormai sciolte, due coppette di gelato ed il destino di un'attività commerciale.

lunedì 23 maggio 2011

Le bustine medicinali appetibili sanno di cerume di uak

Io odio prendere le bustine. 
Che siano medicinali od omeopatiche semplicemente non le sopporto. Eppure ogni tanto capita di averne bisogno. Tragedia ed incubo. Vorrei sapere chi sono i dementi cerebrolesi che le producono. Li vorrei conoscere uno ad uno per riempirli di insulti.
Appetibili. Le definiscono così.
Ma dai, che puntualmente appena il cervello elabora i dati del gusto parte un conato che è un tornado di nausea. Le più comuni, che tutti abbiamo preso almeno una volta, sono quelle all’arancio. Ahh il Fluimicil! Come mi piaceva da bambina: quando avevo una tosse cavernosa con grumi di catarro bronchiale grossi come pomodori, la mia mamma mi scioglieva nell’acqua una bella bustina che per magia diventava arancione e sapeva di agrume, o così mi sembrava. Era l’unico che riuscissi a prendere. Avete ingurgitato del Fluimicil recentemente? A parte il fatto che adesso diventa rosa fosforescente, e già mi inquieta, e che odora di arancio e cera per pavimenti, ha un gusto indefinibile di schifo molto dolce. Poi ci sono quelle con retrogusto alla menta, menta forte, menta fredda, menta marcia, secondo me, nella maggior parte dei casi. Quando ti fa male qualcosa, hai l’artrite, il torcicollo, i reumatismi ti sgargarozzi sto beverone biancastro che sembra orzata ma ti lascia sulla lingua un sapore metallico come se avessi leccato le serpentine della lavatrice piene di calcare! Che poi, la stessa lingua, devi per forza passarla più volte su un cucchiaio pieno di Nutella per mascherare lo schifo. Il che  non si può negare sia un brivido di piacere, basta dimenticarsi di guardarsi il giro vita.  
Ed infine le più immonde: quelle per la costipazione! Queste meraviglie dovrebbero avere il potere di farti fare tonnellate di cacca , cagare come un cinghiale rendendoti felice, perché di solito si prendono quando, per qualche inspiegabile motivo, hai l’intestino annodato  come quei palloncini per fare gli animali. Non passa nulla. E per evitare spiacevoli reazioni e stermini di massa il sostegno della bustina sembra indispensabile. Vriiip, la apri e subito un odore di farro tritato si insinua tra le narici, insieme ad una sensazione di caramella sciolta nella tasca dei jeans. Giri l’acquetta col tuo bel cucchiaino per delle ore, finchè le chiazze scure si unificano in un mirifico fluido marrone. E poi bevi. Subito ti assale la sensazione di esserti appena abbeverato ad un vespasiano e poi, quando una patina oleosa ti avviluppa le papille gustative, rendendole inutilizzabili per sempre, ecco il gran finale, quel retrogusto di merda di topo, di sputo di lama, di cerume di uak. Una tanica di benzina per darsi fuoco all’ugola non c’è mai quando serve. Ed io non ho nemmeno la protezione delle tonsille, un piccolo scudo contro la fogna liquida.
Dicono che siano appetibili. 
Beh, come si dice a Genova, se ti piace la merda è un boccone da re. A chi ghe piase….A me no!

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